Mal di schiena cronico: perché spesso il problema non è nella schiena

Il legame tra intestino, stomaco e colonna che la radiografia non può vedere

Il mal di schiena è la prima causa di disabilità al mondo. Eppure spesso lo trattiamo nel posto sbagliato.

Antidolorifici, fisioterapia, manipolazioni. Quando va bene, il dolore passa. Ma poi torna — spesso dopo qualche settimana, qualche mese. Come se ci fosse un interruttore che nessuno riesce a trovare. In molti casi cronici, quell’interruttore non è nella schiena. È nell’intestino.

I muscoli che tengono in piedi la colonna

Per capire il meccanismo, dobbiamo partire dall’anatomia funzionale. I muscoli più importanti per la stabilità della colonna lombare sono lo psoas e il quadrato dei lombi. Non sono gli unici, ma sono i più grandi nella zona lombare insieme ai sacrospinali.

Quando questi muscoli non funzionano correttamente, la colonna lombare perde la sua stabilità attiva. Ogni volta che ci muoviamo, si verificano micro-movimenti anomali sui dischi intervertebrali. Questi micro-movimenti causano due cose in parallelo: infiammazione e microdanno al disco, e contrattura muscolare di risposta — il corpo cerca di tenere tutto fermo attivando altri muscoli come compensazione.

Nell’immediato sentiamo soprattutto la contrattura: dolore, rigidità, limitazione del movimento. Nel tempo, la somma di tutti questi microdanni può lesionare la parte fibrosa del disco — la “protrusione” che conosciamo, che può evolvere in ernia e comprimere una radice nervosa causando sciatica.

Il collegamento che la radiografia non vede

Qui arriva la parte che cambia tutto. Sia lo psoas che il quadrato dei lombi hanno connessioni funzionali molto forti con l’intestino — in particolare con il colon.

Nel linguaggio dell’Ortopedia Sistemica, questo significa che quando l’intestino non lavora bene — per disbiosi, SIBO, infiammazione cronica della mucosa, alimentazione scorretta — i muscoli della stabilità lombare possono perdere il loro tono funzionale. Non perché siano danneggiati. Perché il sistema nervoso autonomo, che regola entrambi, riceve un segnale di disfunzione e redistribuisce le priorità.

La colonna diventa instabile. I dischi vengono sovraccaricati. Il dolore arriva.

Nei casi di mal di schiena ricorrente — quello che migliora e poi torna — il fattore intestino è quasi sempre determinante.

Come si manifesta nella pratica clinica

Non sto parlando di persone con diagnosi di sindrome dell’intestino irritabile o malattie infiammatorie intestinali. Sto parlando di persone che hanno un intestino “abbastanza” funzionante — un po’ pigro, qualche gonfiore dopo i pasti, qualche episodio di diarrea o stitichezza che danno per scontato.

Questi sono i segnali che un sistema digestivo non ottimale sta mandando a tutto il corpo, inclusi i muscoli della schiena.

Nella valutazione con il protocollo sistemico, emerge spesso un pattern chiaro: debolezza funzionale dello psoas e del quadrato dei lombi in associazione con una risposta intestinale alterata. Correggendo l’intestino — attraverso alimentazione, integrazione, rimozione degli alimenti problematici — i muscoli recuperano tono, la colonna torna stabile, il dolore diminuisce.

Cosa puoi fare

Se il tuo mal di schiena è ricorrente e i trattamenti locali danno sollievo temporaneo, vale la pena considerare l’intestino come possibile co-causa. Alcune domande utili da farti:

Hai episodi frequenti di gonfiore addominale, irregolarità intestinale, digestione lenta?

Il dolore alla schiena peggiora nei periodi di stress o quando mangi certi alimenti?

Il dolore è comparso o è peggiorato in concomitanza con un cambiamento dell’alimentazione o un periodo di antibiotici?

Se la risposta è sì a una o più di queste domande, una valutazione che integri l’aspetto ortopedico con quello metabolico e intestinale potrebbe darti risposte che la radiografia da sola non può dare.


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